Intervista a … Stefano Pallotta

L’intervista di oggi è con Stefano Pallotta, prolifico autore di libri e fumetti…

Stefano, il 25 ottobre, venerdì in pratica, esce il tuo primo romanzo “Candya Dehawkness nell’era degli Alfieri” so che in realtà hai scritto anche altro, ma concentriamoci, per questa volta, sulla tua eroina, cioè sulla tua opera 🙂

 

1) Da cosa è nata l’idea del romanzo?

Ho sempre pensato di voler scrivere un romanzo. La perifrasi che ho usato non è casuale: non ho mai davvero voluto scriverlo, perché ero terrorizzato al solo pensiero, sapevo benissimo a quale fatica mentale sarei andato incontro. Però era una sfida che mi affascinava, e sapevo che un giorno avrei finito per farlo. Ho atteso, volevo essere abbastanza maturo da capire di cosa parlavo, quando ne parlavo. Ho capito che avrei dovuto campare cent’anni come minimo, e alla fine ho mediato con un “abbastanza maturo”. Comunque, non ho avuto fretta, mi sono lasciato ispirare da ciò che mi piaceva, non ho nemmeno per un istante pensato di scrivere qualcosa “alla moda”, tanto per intercettare il gusto del pubblico. Sono convinto che se scrivi qualcosa che ti piace davvero leggere, mentre la scrivi, sei già un passo avanti. Ho attinto alle mie passioni, che sono i fumetti e gli anime, ma non con intento parodistico o citazionista; volevo ricreare sulla carta certe sensazioni, certe emozioni che ho provato e provo tuttora. Così “Candya Dehawkness nell’era degli Alfieri” è indubbiamente un fantasy, almeno per l’atmosfera medievaleggiante e per per lo spirito di base: l’avventura, il mistero, la fantasia… però è anche qualcosa di completamente diverso, perché non ci sono elfi, nani, maghi e draghi. I personaggi sono i miei personaggi, agiscono nel mio mondo, con le mie regole. Alla fine ho capito di voler scrivere questo, e quando l’ho capito, l’ho fatto.

2) Quando mi è stato nominato il titolo del romanzo, ho pensato che fosse scritto “Candia The Hawkness”, invece mi sbagliavo. Come è nato il cognome della protagonista?

La protagonista ha la pelle bianca, quindi Candya era perfetto. E poi adoro Candy Candy, quella sì che è una guerriera, una che non si arrende mai. Candya è diversissima, per carità. Però Candya è sempre un bel nome. Dehawkness: i nomi dei personaggi devono essere evocativi: “De” evoca la nobiltà. “Hawk” evoca il falco, “Ness” il mistero (Loch Ness). Un personaggio dall’animo nobile, coraggioso e bettagliero come un falco, misterioso e fiabesco.

3) In che rapporto ti poni con il genere fantasy?

In rapporto conflittuale. Ho letto molto poco, non ho nemmeno visto il due del “Signore degli Anelli”. Ho giocato un po’ a D&D. Però mi piace la libertà di cui il genere si nutre. Mi piace la “sempiterna lotta tra il bene e il male”, e la possibilità di ricreare il mondo.

4) Ti sei mai confrontato con generi diversi?

Ho scritto un romanzo di fantascienza, “Coattiva Coscienza”, che ha poi parzialmente ispirato il mio fumetto “Battle Human Zaoga”, e il comico-demenziale “Le sconcertanti avventure di Sylvester Stronz”. Ma se me lo chiedete di nuovo, negherò di aver scritto quest’ultimo…

5) C’è qualche cosa che vuoi dirci ancora?

Sì, certo! “Non bisogna essere dogmatici.” Questo è il mio motto: quando leggete qualcosa che ho scritto io, sappiate che andrò inevitabilmente a parare da un’altra parte rispetto all’iniziale direzione. La storia ha sempre un’anima lineare, pura avventura. Ma piano piano, anche se all’inizio non ve ne accorgete, vi schiaffo là delle sottotrame, vi dò degli indizi per qualcosa di così nascosto che non pensavate nemmeno di doverlo andare a cercare… non una parola è casuale, tutte sono state ponderate e messe lì dove volevo metterle, tutte mattoni d’un grande edificio. Le cose non sono mai come sembrano, i personaggi non fanno mai quello che pensate voi… e se per caso lo fanno, allora siate sicuri che quelle azioni non avranno le conseguenze che credete. Io non sono dogmatico, e voi?

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